history telling

La filosofia dell’History Telling

L’etimologia di ‘narrazione‘ insegna che il termine origina dalla radice indoeuropea gnâ (conoscere, sapere, accorgersi) da cui viene il latino “conoscere“. “Quindi, ‘sapere’ e ‘agire'”, spiega Colombo. Qui sta la differenza decisiva rispetto alla divulgazione, che si limita a ‘diffondere fra il volgo’: l’atto di ‘narrare’ si dovrebbe invece proporre di spingere ad agire.

La narrazione storica può ricostruire catene di significato, attribuendo ai fatti un senso, ma facendo anche molto di più. Perché la narrazione ha lo straordinario potere di rendere leggendaria una storia, di creare miti. E i miti sono ciò che accomuna gli uomini e li rende società.

I pilastri dell’History Telling che hanno ribaltato il paradigma tradizionale sono:

  1. La soggettività come valore: lo storico abbandona la pretesa di oggettività assoluta per assumere consapevolmente una posizione soggettiva, dichiarata e trasparente.
  2. L’immersione multisensoriale: la narrazione è sostenuta da un “tappeto” di immagini, filmati, musiche che non sono orpelli ma elementi strutturali del racconto.
  3. Il verosimile che supera il vero: le narrazioni non rispondono solo a un principio di verità documentale ma di verosimiglianza umana.
  4. Le piccole storie che illuminano la grande Storia: al centro non ci sono solo gli eventi epocali, ma le persone – anche comuni – che li hanno vissuti.
  5. Le emozioni come collante della memoria: le neuroscienze hanno mostrato che i fatti che suscitano emozioni vengono ricordati meglio e più a lungo.

Un sogno così

Il primo romanzo di Paolo Colombo

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